Non potete dire che non vi avevo avvertito: il linguaggio siciliano è difficile, è complesso, è multiforme e comprenderne le varie sfumature non è affatto semplice.
Prendiamo ad esempio la parola baccalaru, letteralmente staremmo parlando semplicemente del baccalà.
Il baccalà è il merluzzo conservato tramite salagione e stagionatura. In particolare, in Italia, con il termine baccalà ci si riferisce al merluzzo nordico grigio (Gadus macrocephalus) trattato con il metodo sommariamente descritto in precedenza.
Tuttavia, in alcune regioni, come ad esempio nel Veneto, il termine baccalà viene usato anche per lo stoccafisso (merluzzo essiccato).
In Sicilia si parla di baccalaru e di stoccu, suddivisi nelle varie procedure di conservazione, di lavorazione e di preparazione gastronomica: spugnatu, siccu, a’ ghiotta, vugghiutu, arrustutu, a’ missinisa, ecc.
Si potrebbe pensare che, in fondo, sia tutto semplice. In realtà non è così! Baccalaru, infatti, può significare anche altro, passando da termini frequenti a termini offensivi o, addirittura, aventi uno sfondo di natura sessuale.
Per baccalaru può intendersi, come già detto, il baccalà, ma ci si può riferire anche ad una persona un po’ stupida, credulona o bonacciona, ci si può riferire ad una persona torbida com’è l’acqua do’ baccalaru, fino a giungere alla similitudine con l’organo sessuale femminile: ‘u baccalaru, a cui, di solito, si aggiunge il soggetto, ovvero la persona, a cui si riferisce.
Infatti si suole dire ‘u baccalaru di to’ soru, ‘u baccalaru di to’ nanna, ‘u baccalaru di to’ matri, così come lo si può abbinare alle sensazioni olfattive: feti comu ‘u baccalaru, che si può sostituire con feti comu ‘u bancu da’ tunnina, altro pesce della specie dei grandi pelagici, che va conservato bene, proprio per evitare che vada a male e puzzi.
Ora immaginate il povero carabiniere di Belluno o di Pordenone chiamato a sbobinare una conversazione in cui figura la seguente frase: du baccalaru stunò po’ baccalaru da’ soru di Pippu stoccu, ca è chiù baccalaru di iddu e di tutta ‘a so razza. Finiscila va’ o’ cucchiti, ca certi voti mi pari alluccunutu, comu a chiddu ca ci visti ‘u baccalaru a so’ matri.
Certo, la frase è molto complessa, dunque si presterebbe a diverse interpretazioni, ma per noi siciliani è tutto chiaro, almeno quasi per tutti! I baccalari però non capisciunu nenti.