A Catania il caffè è un rito, è un modo di dire, è un’occasione per socializzare, per discutere, per riappacificarsi, per informarsi, per confrontarsi; non a caso, quando si accenna alla ricomposizione di un dissidio, si dice: “finiu a cafè”.
Dici pure “ca finiu a cafè” anche quando si vuole intendere che non si è concluso un bel niente, ma anche quando si invitano due o più contendenti a smettere di litigare, nel qual caso si dice: “ora finitila, puttatila a cafè e non ni parramu chiù”.
A proposito, a Catania il caffè si chiama cafè, ma non per risparmiare fiato, ma per esigenze linguistiche, esattamente come si dice fero e non ferro e bira e non birra, ma in maniera esattamente opposta a tubo in cui si raddoppia la B e si dice tubbo.
Stiamo strani noi catanesi, anzi siamo lisci, che non vuol dire levigati. Infatti, per noi, la liscia è un modo di intendere la vita, una sorta di vanto che ci accomuna agli inglesi ed al loro humor, talvolta di difficile comprensione.
Ma torniamo al caffè, ed in particolare a quello che si può consumare a Milano e a quello che si può consumare a Catania, che è definita la Milano del Sud, ma che è molto ma molto meglio.
Cominciamo dal prezzo. Nella capitale lombarda, mediamente, un caffè costa 1,50 euro, ma può arrivare anche a 2 euro; a Catania, mediamente, una tazzina di caffè costa 1 euro e raramente supera 1,20 euro.
Ma questa differenza di prezzo non dice tutto sull’argomento in questione, dato che tra le due città la situazione è molto differente per tanti motivi.
Il barista milanese è freddo, esageratamente professionale, difficilmente discute con l’avventore. Il barista catanese, invece, nel giro di pochi minuti, diventa il vostro migliore amico, il vostro consigliere, la persona alla quale si può chiedere di tutto, dai monumenti più belli della città al migliore avvocato o medico al quale rivolgersi, per non parlare dello sport e della squadra di casa, che è il Catania, sempre e comunque: macari quannu peddi!
A Milano le variabili possono essere diverse: Inter, Milan, Monza, per non parlare dell’Atalanta, del Lecco, ecc.: o’ Nord sunu ricchi, infatti squatri di palluni ci nni sunu assaiuni. Nuautri n’ama accuntintari, ma semu di cori!.
Tornando al prezzo del caffè c’è un’altra cosa di fondamentale importanza che bisogna chiarire per non commettere errori.
A Milanu si paga macari l’aria (inquinata) ca si rispira, e ogni cosa che si chiede deve essere pagata a parte.
A Catania il prezzo è onnicomprensivo perché noi siamo un popolo accogliente.
In Sicilia abbiamo avuto 14 dominazioni diverse che siamo riusciti sempre a dominare, dunque ci semu abituati e non ni scantamu di nenti!
Con 1,50 euro a Milano si ha diritto solo ad un espresso schittu e amaru, al massimo con una bustina di zucchero e basta chiù: scanzatini quantu sunu pricchi!
A Catania con 1 euro, massimo 1,20 euro di ha diritto ai seguenti accessori:
1) Zucchero, raffinato oppure, a scelta, zucchero di canna, dolcificante, miele;
2) Consultazione del giornale, che di solito è possibile trovare su uno dei tavolini, sempre a disposizione dei clienti che hanno voglia di mantenersi aggiornati;
3) Aggiunta di latte semplice o di latte schiumato;
4) Disegnino sulla schiuma del caffè;
5) Spruzzatina di cacao;
6) Bicchiere d’acqua grande, liscia, gassata o mista, no ‘n bicchieri di chiddi smiciaciati ca ti rununu a Milano pavannu 10 centesimi, o po’ moriri di siti, nuautri sivvemu bicchieri ranni!
7) tovagliolini di carta;
8) Uso del WC, soprattutto per le persone deboli di reni, e della relativa carta igienica.
Di solito, a colazione, insieme al caffè si consuma un cornetto o un altro pezzo di pasticceria (panzerotto, iris, krapfen, brioche, ecc.). Nel caso in cui si volesse condividere con altri una simile leccornia, il relativo taglio in due parti non si pagherebbe nemmeno.
Infine ci sono alcuni bar che, oltre alla tazzina di caffè con tutti gli accessori di cui sopra, servono pure un chicco di caffè ricoperto di cioccolato: una vera squisitezza, ma anche una vera raffinatezza ca a Milanu non sanu mancu zoccu è picchì iddi sunu pulintuni menzi tedeschi…
Prima di concludere, però, non possiamo non ricordare un dettaglio per nulla indifferente, almeno per noi siciliani che a certe cose ci teniamo parecchio e non abbiamo voglia di farne a meno.
Quannu trasemu ‘n’an bar di Catania n’arriri macari ‘u pisolu; quannu trasemu ‘n’an bar di Milanu non viremu l’ura di nesciri, picchi sunu tutti c’a funcia, pari ca c’hanu ‘u mottu a’ mmenzu ‘a casa e non arrirunu mancu s’i cattigghi. Iddi sunu fatti accussì e proprio ppi chissu nuatri semu diversi.
Ma quali Milanu do’ Sud nuautri semu catanisi macca liotru e ‘n’a putemu vantari sempri!
