C’è chi la definisce vanniata, c’è chi la definisce banniata, ma la sostanza non cambia perché stiamo parlando di quel particolare modo di presentare e propagandare la merce in vendita, soprattutto da parte degli ambulanti siciliani.
I doppi sensi che di solito “condiscono” questo genere di primordiale forma di pubblicità ne arricchiscono il contenuto, ma soprattutto incuriosiscono i potenziali acquirenti, donne o uomini che siano.
Ma adesso veniamo a qualcosa di più preciso. La banniata o vanniata, che dir si voglia, è un’antica forma di annuncio orale, tipico della Sicilia, utilizzato, come già detto, dai venditori ambulanti per promuovere la loro merce.
Esempi di banniata o vanniata possono includere frasi come cci voli ‘u pani ri casa! Cu l’havi? Cu l’havi? Cu non l’havi si l’hava accattari che significa: serve il pane casereccio! Chi ce l’ha? Chi ce l’ha? Chi non ce l’ha lo deve comprare o più semplicemente accattativi ‘u pani bellu cauru, che significa: compratevi il pane bello caldo, oppure Milangiani signora! Che vuol dire semplicemente: melanzane signora! Sottintendendo l’invito a comprarle.
Ecco comunque alcuni esempi più dettagliati, che riflettono la varietà di prodotti e situazioni: Acquaaaa! Ma chi è gelatu, cu lu zammù: chi l’haiu frisca! Che significa Acquaaaa! Ma è gelato, con l’anice? Che è fresco! che rappresenta la vanniata tipica di un venditore di acqua e anice, che intende enfatizzare la freschezza della sua bevanda.
Un fruttivendolo, invece, potrebbe dire: Pira, pira, chi beddi pira! Che significa: pere, pere, che belle pere! Come prima accennato, però, le vanniate più interessanti sono quelle che utilizzano i doppi sensi come potrebbe essere: l’haiu frisca, è bella, longa e frisca, a cucuzza, la cui traduzione letterale sarebbe ce l’ho fresca, è bella, lunga e fresca, la zucchina, con evidente allusione all’organo sessuale maschile.
Poi ci sono i vanniaturi ammiccanti o taumaturgici, come un venditore di cocco e di granturco arrostito, che lavorava sulla spiaggia di Mondello, a Palermo, provando ad incuriosire le bagnanti, guardandole e dicendo: a tia taliu, non c’hai né ‘u coccu, né ‘a pollanca…accattitilli e ‘u cauru ti passa. Che tradotto in italiano significava: a te guardo, non hai né il cocco, né il granturco…comprateli e ti passerà il senso di calore che stai provando.
Alla Fiera di Catania c’era invece un venditore di vestiti che attraeva le possibili clienti sostenendo che i suoi abiti facevano dimagrire. Mittitivi stu vistiteddu ca’ ‘nsicchiti senza fari a dieta! Tradurlo non serve perché il significato è abbastanza chiaro persino per il solito carabiniere di Belluno o di Pordenone.
Insomma, la banniata o la vanniata era ed è un’arte, un modo per attirare l’attenzione e comunicare con la gente del mercato, spesso utilizzando rime, giochi di parole e un tono di voce caratteristico.
Oggi, anche se meno diffusa, essa rimane un elemento importante della cultura e della tradizione popolare siciliana e sarebbe davvero un peccato se si dovesse perdere la tradizione di declinarle nelle varie forme.
