Nelle settimane precedenti abbiamo avuto modo di imbatterci, più o meno volutamente, in alcune espressioni, spesso parecchio colorite, del linguaggio siciliano, di quello vero, non di quello delle fiction televisive; in questo, invece, proviamo a mettere in ordine e spiegare sommariamente qualcuna di quelle più ricorrenti.
Ovviamente si tratta di una breve sintesi, dato che nel lessico siciliano, e nel catanese in particolare, di espressioni e di modi di dire particolari ce ne sono a centinaia ed elencarle tutte sarebbe davvero difficile.
Per questa ragione, andando a cogliere fior da fiore dai vari vocabolari Siciliano-Italiano che abbiamo pazientemente consultato, da numerose altre pubblicazioni in vernacolo, e soprattutto stando ad ascoltare, per ore ed ore, i nostri concittadini nel corso delle loro attività quotidiane, al bar, in ufficio, attorno ad un tavolo di briscola, in famiglia, ecc. abbiamo tratto una sorta di breve antologia di alcune tra le frasi più ricorrenti, ma anche più colorite e divertenti, della nostra particolare “lingua” parlata.
Ovviamente, lo facciamo sempre ad uso e consumo del nostro ipotetico carabiniere di Belluno o di Pordenone, chiamato, purtroppo per lui, a trascrivere ore ed ore di intercettazioni telefoniche tra siciliani.
ARRIMINARI
Arriminari è un altro termine che si presta a significati e interpretazioni diverse a seconda delle circostanze. La traduzione letterale sarebbe mescolare, ma questo potrebbe non significare niente. Nel linguaggio comune, infatti, ci si può imbattere in un arriminari ‘i catti, vale a dire mescolare le carte nel senso di confonderle: ci si piò imbattere in un arriminari ‘a minestra, vale a dire pestare l’acqua nel mortaio: ci si può imbattere in un arriminari ‘i paroli, vale a dire mistificare il significato di qualcosa, ci si può imbattere in un arriminarisi più pilu, il cui riferimento e aggirarsi in qualcosa di scabroso, ecc. Insomma, il termine arriminari può rappresentare un’altra delle tante parole che si prestano agli usi più vari, con i rischi che ne conseguono per chi si trova nella necessità di tradurla.
CHI ‘NNICCHI E ‘NNACCHI!
Tradurre questo modo dire è abbastanza difficile. Il suo significato è il seguente: “ma che c’entra ? ” oppure “ma che mi racconti ? ” , come a voler dire anche: “ma questa cosa non ha senso! “
Il detto, molto probabilmente, trova origine nel motto latino “ Nec hic, nec hoc“ che vuol dire “né questo, né quello” .
IRISINNI UNNI PERSI ‘I SCARPI ‘U SIGNURI
Il significato letterale di questo modo di dire è “andare dove ha perduto le scarpe nostro Signore. In realtà, più precisamente vuol, significare: “andare molto lontano”, possibilmente in posti impervi ed impensabili, nei quali avventurarsi potrebbe essere causa di notevoli pericoli.
ESSIRI NURU E CRUDU
Questo modo di dire ha più di un significato, dunque bisogna capire in quale contesto sia inserito, come accade per diverse frasi e parole siciliane.
Vuol dire: essere “schietto, veritiero, attendibile”, ma vuol dire pure “essere povero in canna”.
CU E’ ‘U MEGGHIU PIGGHIA L’ASU
Si tratta di un giudizio negativo su un gruppo di persone, ritenute non sufficientemente idonee o incapaci a far qualcosa.
E’ come se, tra tutti, il migliore, fosse solo capace di prendere tra un mazzo di carte, soltanto l’asso, che è il valore più basso.

