Anche questa domenica proviamo a ricordare alcuni tipici modi di dire della nostra meravigliosa lingua siciliana.
Ad uso del solito carabiniere di Belluno o di Pordenone, è bene precisare che esistono forme espressive siciliane di difficile e completa traduzione, anche perché noi, che siamo figli dell’Etna e del Mediterraneo, nella comunicazione diamo un ampio spazio, oltre che alle parole, anche ai gesti, alle espressioni del viso, alla posizione che assumiamo nello spazio.
Si tratta di particolari modalità comunicazionali che certe volte capovolgono il senso di ciò che diciamo.
Chissà, forse siamo stati noi ad inventare il linguaggio para verbale o forse ci siamo limitati ad applicarlo per rafforzare, attenuare, alterare, modificare il modo convenzionale di parlare, così da fare impazzire i nostri interlocutori.
Chi ci vuliti fari, nuautri semu fatti accussì: menzi arabi e menzi normanni, menzi greci e menzi africani, ma avemu ‘u cori ranni e vulemu beni a cu’ ni voli beni.

E TORNA PATRUNI E SCIUSCIA
Questa è una frase molto utilizzata nel dialetto siciliano e serve a far zittire una persona che insiste nel fare o nel dire qualcosa non gradita, non condivisa o ridondante.
    
CU AVI CULU CUNSIDIRA
Questa è l’Espressione che di solito si usa pronunciare con un pò di ilarità ed un po’ di vergogna, per  giustificarsi di un involontario e rumoroso scorreggio .
  
ESSIRI A VINTITRÌ URI E TRI QUARTI
Questa frase significa che la persona alla quale ci si riferisce è in punto di morte.
  
MUZZICARISI ‘A LINGUA
Il significato della frase mordersi la lingua o struggersi l’anima, è utilizzata quando ci si pente di aver rinunciato ad intraprendere un’azione che avrebbe potuto avere successo. Tuttavia può anche significare di essersi pentito per aver detto qualcosa che sarebbe stato meglio non dire.
    
ABBRUCIARI ‘U PAGGHIUNI
La frase, letteralmente, significa “bruciare un mucchio di paglia”, ma il vero senso di questa espressione è quello di approfittare di qualcuno e fargli pagare una cosa più cara del prezzo reale. Anche in questo caso esiste un altro significato vale a dire “fare preoccupare” o “preoccuparsi” per una qualche ragione.
  
CURRIRI COMU UN LEBBRU
Il significato di questa frase è abbastanza ovvio, infatti significa correre come una lepre. Scappare, dileguarsi velocemente, specie quando si è inseguiti.
 
CANI CA NUN CANUSCI PATRUNI
La frase in questione si riferisce a persona ingrata, come potrebbe essere un cane che non ricambia il bene ricevuto da proprio padrone.
 
CUNTENTU COMU ‘NA PASQUA
Anche questa è una frase dal significato abbastanza facile. Infatti vuol dire essere molto contento e felice. Pare che faccia riferimento alla Festa di Pasqua di Ribera, durante il famoso incontro tra Gesù, la Madonna e San Michele, caratterizzato da una vera esplosione di gioia da parte di tutta la cittadinanza.
 
‘MBRIACU COMU ‘NA SIGNA
Significa ubriaco fradicio, o inzuppato di vino o di altri alcolici come una spugna, ovvero pazzo e scatenato come una scimmia.
 
ESSIRI ‘N COCCIU DI CALIA
La frase in questione è solitamente rivolta a bambini o ragazzi discoli o parecchio vivaci, che ne combinano di tutti i colori e saltano di qua e di là come il “cocciu di calia”, che è uno dei tanti semi abbrustoliti che vengono venduti nelle feste o sagre paesane, come ad esempio: fave, ceci, arachidi, nocciole americane, oppure semi di zucca o di girasole, nel qual caso vengono chiamati simenza.
 
CCHIÙ CRISCI E CCHIÙ BESTIA ADDIVENTA
Anche questa frase presenta un significato abbastanza semplice, infatti vuol dire che la persona alla quale si rivolge “più cresce, più stupido diventa”.