Viri chi mi ni vinni…rappresenta una sorta di amara constatazione che si esprime nei confronti di un episodio che si rivela ineludibile e contro ogni previsione, oltre che contro la propria volontà e persino contro se stessi, nel momento in cui si rivela contrario a qualsiasi ipotesi, ovviamente a fin di bene, che si era precedentemente ipotizzata o formulata.
Alcuni esempi possono essere i seguenti: viri chi mi ni vinni di fari canusciri a sti rui, quando ci si riferisce ad un fidanzamento o ad un affare che avete favorito, ma che è andato a male, provocando un danno anche a voi stessi.
Oppure viri chi mi ni vinni a ‘ccattarimi sta machina ca si spascia sempri, se ci si riferisce all’acquisto di un’automobile che si è rivelata poco efficiente.
O magari quando si è avuta la malaugurata idea di raccomandare un fannullone ad un datore di lavoro, cosa che provoca la perdita di amicizia da parte dell’uno e da parte dell’altro.
Ma la frase viri chi mi ni vinni assume un particolare significato quando la si riferisce a qualcosa che voi avete fatto a fin di bene, ma che si rivela una vera e propria sciagura sia per voi che per il destinatario.
L’esempio tipico è quello do’ favuri che può capitare che vi sia chiesto e che voi, ca siti boni comu ‘u pani, accettate di fare, ma dal quale non ve ne viene alcuna gratitudine, anzi, vi capita di dover contribuire a risarcire i danni che quel favore vi ha provocato o ha provocato a terzi.
A quel punto non sono infrequenti i commenti alla situazione che si viene a determinare e che costituiscono il doloroso corollario della vostra mal riposta bontà.
Di solito le prime reazioni vengono dalla moglie, la quale, di fronte all’eterogenesi dei fini del favore che avete fatto, non esita a prendersela con voi: iù ti ll’ava rittu ca di chissu non t’ava fidari…sulu ‘n pezzu di babbu comu a tia ci puteva cascari. Va leviti va, ca non si bonu mancu a friiri ova.
E così voi, che pensavate di aver fatto bene ad aiutare qualcuno, non solo siete costretti a rimediare al danno che si è venuto a determinare, a causa di quel vostro gesto, ma dovete pure sorbirvi i rimproveri di vostra moglie, di vostra madre, dei vostri figli, insomma della famiglia tutta, che non vede l’ora di mostrare la vostra presunta inettitudine nella scelta di offrire la generosità mostrata nei confronti certe persone che magari non la meritavano.
E fin qui, tutto sommato, a parte il fastidio di dover ammettere di avere sbagliato nella valutazione del destinatario del favore, il riproverò ci può stare.
Quello che diventa insopportabile è quando, arrivati in ufficio o al bar, scoprite che tutti sanno cos’è accaduto e sentono l’irrefrenabile desiderio di dire come la pensano, affondando il loro ingrato bisturi nella vostra dolorosa ferita.
Insomma: viri chi mi ni vinni…