L’anno che ci lascia è stato un anno davvero difficile, soprattutto per via delle guerre che, drammaticamente e dolorosamente, stanno ancora coinvolgendo un’ampia e diffusa parte del Globo, provocando migliaia di vittime innocenti.
Tuttavia, mentre il 2020 ha rappresentato l’anno della crisi pandemica e delle decine di migliaia di morti che essa ha provocato ed il 2021, grazie ai progressi della scienza ed al buonsenso di circa il 90% degli italiani che, vaccinandosi e vaccinando, ci hanno creduto, è stato l’anno della ripartenza, non bisogna mai accontentarsi né fermarsi.
D’altra parte, mentre il 2022 ha registrato la svolta politica italiana, ma anche l’inizio della crescita del Prodotto Interno Lordo e il calo della disoccupazione, il 2023 è stato l’anno di ulteriori conflitti che, malgrado la diplomazia occidentale, non cessano di produrre morti e mutilati, ed anche l’anno delle solite polemiche politiche, prive di proposte degne di essere prese seriamente in considerazione.
Il 2024 è stato un anno tristemente bisestile ed in tal senso non è riuscito a smentirsi, quindi se n’è andato con molti problemi ancora irrisolti, con molti dolori e con molte sofferenze, che hanno segnato la vita personale e pubblica di ciascuno di noi, soprattutto di noi meridionali.
Il 2025 è stato l’anno delle polemiche, delle bugie, dell’informazione che si piega alle ideologie e rinuncia alla verità, ma è stato anche l’anno delle tregue e dell’inizio delle trattative, che speriamo possano andare favorevolmente in porto molto presto.
Il 2026 si presenta con tante questioni ancora aperte: la giustizia, il referendum, l’istruzione, il Mezzogiorno, la sanità, la scarsa perequazione infrastrutturale, la produzione, il lavoro, i trasporti, i servizi alla persona, la Pubblica Amministrazione, la sicurezza, la pace, l’immigrazione clandestina, insieme ad altri importanti problemi che rappresentano capitoli ancora aperti, che bisogna affrontare in fretta e bene, mettendo da parte ulteriori sterili polemiche.
Tra i tanti argomenti in ballo mi permetto di segnalarne uno del quale, colpevolmente, si parla poco; mi riferisco alle infezioni ospedaliere, che questi ultimi anni hanno mietuto migliaia di vittime innocenti, persone che erano andate in ospedale per cercare di riconquistare la salute, ma che purtroppo hanno trovato la morte.
I presupposti per andare meglio sembrano esserci, qualcuno comincia ad occuparsi concretamente di questa tragedia: speriamo davvero che riescano a risolvere!
Sempre per quanto riguarda la sanità, i recenti dati fornitici dall’Istat ci confermano che, in Italia, le liste di attesa sono ancora lunghe, i cittadini che rinunciano a curarsi sono tantissimi e, nonostante i “bonus”, si nasce poco e si emigra molto, soprattutto tra i laureati, stanchi di fare la coda dietro il nepotismo.
Insomma, nonostante i segnali di ripresa, di cui si è detto, ci siano e si notino, ci si sviluppa un po’ di più ma ancora meno di quanto si potrebbe fare, dunque non bisogna abbassare la guardia.
Quelli sommariamente citati sono precisi indicatori che non possono essere trascurati, anzi, che devono rappresentare i punti cardine di qualsiasi agenda di governo, salvo a non voler cogliere e sfruttare i vari elementi di crescita, che pure si sono registrati, e così perdere stupidamente un’occasione storica di cambiamento.
Mi auguro che i partiti riescano a comprendere che oltre agli scontri ed alle polemiche sia possibile raggiungere anche le convergenze e le soluzioni, e che quindi, tra un’elezione e l’altra, tra un po’ di propaganda e tanto buonsenso, possano pervenire ad un miglioramento condiviso della qualità della vita di tutti gli italiani, comunque essi la pensino ed in qualsiasi regione abitino.
Ai lettori di “Metropolis più”, ai parenti ed agli amici personali dal sottoscritto e dall’intera redazione giungano i più sinceri auguri, affinché il 2026 sia davvero un anno ricco di salute, di serenità, di giustizia, di efficienza, di successo, di sviluppo, di rispetto, di tolleranza di pace e di gioia per tutti.
