Tutti si lamentano che noi siciliani, invece di lavorare, trascorriamo ore ed ore al bar a chiacchierare inutilmente. Ma perché, questa è una colpa?
Assolutamente no, non è una colpa ed ora vi spiego perché.
Intanto noi non chiacchieriamo inutilmente, noi discutiamo delle sorti del mondo. Stando al bar noi garantiamo il lavoro al proprietario del bar, che è un piccolo imprenditore, e soprattutto lo garantiamo ai suoi dipendenti.
Stando al bar noi sviluppiamo l’educazione civica, e le attività sportive, infatti parliamo di politica, creiamo le condizioni per le crisi si governo, sparliamo del sindaco e degli assessori e soprattutto sviluppiamo il nostro attaccamento ai principi democratici perché ce la prendiamo con tutti per qualsiasi cosa.
E poi parliamo di calcio, di tennis, di automobilismo ca megghiu di nuautri non c’è nuddu!
Noi abbiamo le idee chiare! Se le strade sono sporche ‘a cuppa è do’ sinnucu.
Se le pensioni perdono potere d’acquisto ‘a cuppa è do’ guvennu.
Se la squadra del cuore ha perso ‘a cuppa è da società o dell’allenaturi.
Se ci raffreddiamo ‘a cuppa è de’ fammacisti ca ni fanu veniri u’ rifridduri ppi vinniri chiù miricini.
Noi, frequentando i bar cittadini, con un euro riusciamo ad ottenere un caffè, la lettura del giornale, un bicchiere d’acqua, e possiamo avere la schiuma di latte e lo zucchero del tutto gratuitamente.
E poi è facile parlare di bar, i bar non sono tutti uguali. Da noi ci sono le pasticcerie, vale a dire i bar più grandi, i baretti , cioè i bar di prossimità, i chioschi bar, che sono ancora più piccoli e sono muniti di affaccio sulla pubblica via, i chioschi che hanno l’intero affaccio sulle piazze, ed i bar interni, cioè quelli che si trovano all’interno degli uffici o dei grandi magazzini: una diabolica invenzione per farci lavorare di più e non farci allontanare troppo dalla scrivania.
Ci sunu cettuni ca inveci di farisi i cazzi so’, pensunu a comu c’ana rumpiri i puttualli a’ genti onesta!
Per noi il bar è una filosofia, uno stile di vita, un luogo di ristoro, infatti siamo più fedeli al bar che frequentiamo che non alla moglie o alla fidanzata. Puuredda!
Il menù del bar non è scontato, cambia in funzione del tipo di esercizio, dell’ora nella quale lo si frequenta, della specialità della casa e della stagione.
D’inverno, la mattina , si consuma un caffè o un cappuccino, accompagnato da un cornetto o da una treccina; a mattina inoltrata c’è chi manda giù un panzerotto o un iris e chi una pizzetta o un arancino. Mi raccumannu, si dici arancinu, masculu!
D’estate la granita e la brioche sono prodotti che non possono mancare e s’accumincia do’ tuppu! ‘A bioscia non si pigghia a muzzucuni, ca è voggari, s’accumencia do’ tuppu e poi, pizzuddu dopu pizzuddu, si mangia u’ restu!
Di pomeriggio si preferisce consumare un aperitivo, un aperitivo rinforzato o un apericena. Come vedete noi non solo garantiamo l’esercizio di attività che danno lavoro e contribuisco allo sviluppo economico, ma ci preoccupiamo anche di permettere la variazione dei prodotti in base ai gusti.
È inutili ca’ a Milanu o a Torinu ni sparrunu e diciunu ca nuautri non travagghiamu picchì na facemu tuttu ‘u iornu a bar.
Noi siamo cittadini modello e per questo contribuiamo a sviluppare l’economia. Senza di noi si fermerebbe il mondo. Fossi!!! E ora muti ca m’aia pigghiari ‘n cafè!
