Sulla scia della straordinaria partecipazione che ha caratterizzato il referendum di marzo, il Movimento di Palermo per il NO in difesa della Costituzione democratica torna a mobilitarsi per dare voce a un’esigenza non più rimandabile: il ripudio incondizionato della guerra. L’appuntamento è fissato per sabato 18 aprile, dalle ore 9:30presso Villa Filippina, per un’assemblea cittadina corale volta a strutturare una pressione sociale permanente che parta dal basso e risponda alla profonda crisi della rappresentanza politica attuale. L’iniziativa nasce dall’urgenza di dare attuazione pratica all’Articolo 11 della nostra Carta in un momento storico drammatico, segnato dall’uso incondizionato delle armi e dalle politiche di escalation portate avanti da leader come Donald Trump e Benjamin Netanyahu. L’Articolo 11, infatti, costituisce un impegno solenne a promuovere un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni, rigettando ogni forma di aggressione in favore del dialogo e del diritto internazionale. Questa deriva bellica non sta solo producendo indicibili tragedie umane, ma sta imponendo un’economia di guerra che scuote le fondamenta dell’Europa, bruciando risorse vitali per sanità e welfare e facendo sprofondare il continente in una crisi energetica e sociale senza precedenti.

«Il nostro movimento è fatto di persone impegnate in luoghi e posizioni diversissime della società, accomunate dalla volontà di attuare la Costituzione come patrimonio identitario e civile», spiega Ferdinando Siringo, tra i promotori dell’iniziativa. «Dopo la fase referendaria, sentiamo l’urgenza di rimobilitarci sull’Articolo 11, che non rappresenta solamente un divieto giuridico. Se la questione di Gaza era spinta dall’emozione immediata, oggi la sfida è ancora più profonda perché le questioni geopolitiche toccano direttamente la nostra tenuta economica e ambientale. Vogliamo stimolare una mobilitazione sociale forte, intergenerazionale, capace di spingere tutte le forze politiche a far sì che l’Italia svolga un ruolo diplomatico internazionale molto più attivo, forte e incisivo per la pace».

La preoccupazione per la condizione specifica della Sicilia emerge con forza nel dibattito del movimento, caricandosi di un significato che va ben oltre la cronaca locale. Le recenti manifestazioni presso la base di Catania-Sigonella hanno dato voce a una paura reale e diffusa: il rischio che l’Isola venga snaturata e ridotta a una mera piattaforma di lancio, un avamposto logistico per i conflitti bellici nel cuore del Mediterraneo. Scattano sdegno e amarezza nel vedere tradita la vocazione millenaria della Sicilia, storicamente percepita come un ponte di civiltà e un luogo di incontro tra culture diverse. Difendere questa natura di pace significa rivendicare il diritto del territorio a non essere complice di logiche di distruzione, ma a farsi portavoce di un nuovo equilibrio geopolitico.

L’incontro di sabato vedrà la partecipazione, a titolo individuale, di cittadini, sigle sindacali, organizzazioni democratiche e rappresentanti politici, uniti per ricostruire un senso di comunità intorno ai valori fondamentali. In questa sfida, il ruolo dei giovani è cruciale: alla competenza degli adulti questi uniscono un’aspettativa radicale di futuro, portando linguaggi nuovi che rompono gli schemi e aiutano a definire una visione che non può più permettersi la neutralità di fronte alla violenza delle armi. L’obiettivo è creare un ponte ideale con le celebrazioni del 25 Aprile, ricordando che la Liberazione dal nazifascismo è stata, nel suo spirito più profondo, una lotta per liberare l’umanità dalla piaga della guerra.

Il Movimento palermitano è nato spontaneamente alla fine di gennaio 2026, aggregando in pochissimi giorni oltre 500 persone attraverso piattaforme digitali. Questa spinta dal basso ha portato alla stesura dell’appello del 12 febbraio – firmato da oltre 2.300 persone tra magistrati, avvocati, accademici e semplici cittadini – che ha determinato una mobilitazione straordinaria culminata nel grande corteo cittadino del 7 marzo e nelle successive assemblee del 28 marzo e dell’8 aprile. Sabato a Villa Filippina questo percorso si trasforma in un presidio di coscienza permanente.