Ogni seconda domenica di maggio, l’Italia si tinge di fiori, abbracci e messaggi affettuosi: è la Festa della Mamma, celebrazione universale che rende omaggio al cuore pulsante di ogni famiglia.
In questo 2026, mentre il mondo accelera tra tecnologia, incomprensibili conflitti e sfide sociali, fermarsi a onorare le madri significa riscoprire valori senza tempo come il sacrificio, la resilienza, l’educazione e la tenerezza.
Le origini della ricorrenza risalgono all’antichità. In Grecia e nell’antica Roma, si festeggiavano le dee madri Rea e Cibele con riti primaverili di fertilità.
La versione moderna nasce però negli Stati Uniti, nel 1908, grazie ad Anna Jarvis, che il 10 maggio organizzò un evento in West Virginia per commemorare sua madre, pacifista e casalinga devota.
La Jarvis voleva che si scegliesse un giorno di valenza nazionale per riconoscere il ruolo materno nella società: “Non c’è amore come l’amore materno”, diceva. Nel 1914, il presidente Woodrow Wilson rese la festività ufficiale.
In Italia, la tradizione arriva negli anni ’30, grazie a don Luigi Gedda e al settimanale “Domenica Radio”. La prima celebrazione ufficiale fu il 24 dicembre 1930 a Bordighera, in Liguria, per ringraziare le madri che avevano perso figli nella Grande Guerra.
Dal 1957, con una legge del Parlamento, si fissa la festa nella seconda domenica di maggio.
In ogni caso non bisogna trascurare un dettaglio: la Festa della Mamma non è solo un giorno, è un invito a custodire chi ci ha generato.
Come disse Anna Jarvis, la festa della mamma, prima che il consumismo la travolgesse: “È per le madri, non per i fiori”. Celebriamole ogni giorno, soprattutto quando loro non lo sanno.
