Cresce la tensione nel comparto pesca a livello regionale e nazionale. La Federazione Armatori Siciliani torna a lanciare l’allarme sul caro carburanti e sulle difficoltà economiche che stanno mettendo in ginocchio centinaia di imprese ittiche siciliane e italiane.
La Federazione conferma che, nelle scorse settimane, era stata formalmente annunciata una clamorosa iniziativa di protesta con il blocco dello Stretto di Messina previsto per il 1° maggio, quale forma di mobilitazione contro “i mancati interventi strutturali e risolutivi del Governo nazionale sul costo del gasolio destinato ai pescherecci”.
Secondo la FAS, il comparto non sarebbe più in grado di sostenere i costi operativi imposti dall’attuale andamento dei carburanti, aggravato dal contesto internazionale e dagli effetti della cosiddetta “economia di guerra”.
Le richieste della Federazione
La Federazione Armatori Siciliani chiede da tempo:
- l’introduzione di un tetto massimo nazionale sul prezzo del diesel defiscalizzato destinato alla pesca;
- un prezzo compreso tra 40 e 50 centesimi al litro in condizioni economiche ordinarie;
- un limite massimo tra 60 e 70 centesimi al litro nelle attuali condizioni di instabilità internazionale.
Secondo la Federazione:
“Non è più sostenibile che le imprese di pesca paghino il carburante a prezzi incompatibili con la sopravvivenza economica delle marinerie. Molti armatori sono costretti a fermare le imbarcazioni perché uscire in mare significa lavorare in perdita.”
L’intervento della Presidenza dell’ARS
Il blocco dello Stretto venne successivamente sospeso dopo un intervento istituzionale del Presidente della Assemblea Regionale Siciliana, che – secondo quanto riferito dalla Federazione – avrebbe ricevuto una delegazione della FAS due giorni prima della mobilitazione, assumendo un impegno pubblico ad aprire immediatamente un confronto politico e tecnico sulla crisi del settore.
A seguito di tale interlocuzione, è stato programmato un incontro istituzionale a Palermo per martedì 12 maggio, al quale – secondo indiscrezioni – dovrebbero partecipare:
- il Presidente della Regione Siciliana;
- l’Assessore regionale al Bilancio;
- funzionari dell’Ufficio Legislativo della Regione;
- rappresentanti della Federazione Armatori Siciliani.
“Servono subito i decreti attuativi”
Nel corso dell’incontro la Federazione chiederà il rispetto degli impegni assunti e il coinvolgimento diretto del Governo nazionale affinché vengano rapidamente attivati gli strumenti di sostegno economico già deliberati dall’Unione Europea.
La FAS ricorda infatti che Bruxelles ha previsto misure straordinarie per il comparto pesca che consentirebbero:
- rimborsi fino al 70% delle spese di carburante;
- contributi fino a 50.000 euro per impresa di pesca.
Secondo la Federazione:
“Le risorse europee esistono già. Adesso servono i decreti attuativi nazionali e regionali per trasformare quei fondi in aiuti reali, immediatamente accessibili alle imprese.”
“La pesca non può essere abbandonata”
La Federazione Armatori Siciliani sottolinea come il settore rappresenti:
- occupazione;
- presidio del territorio;
- economia costiera;
- identità storica delle marinerie italiane.
“La pesca italiana – conclude la Federazione – non può essere lasciata sola davanti all’aumento incontrollato dei costi energetici. Senza interventi immediati molte imprese rischiano la chiusura definitiva, con conseguenze gravissime sul piano sociale ed economico per l’intero territorio.”