Si fa presto a parlare di biciclette, tuttavia vi assicuro che è più impegnativo di quanto non si possa pensare.
La bicicletta non è solo un mezzo di trasporto. La bicicletta è un attrezzo sportivo, uno strumento di svago, un modo per raggiungere la prima fidanzatina Se abita lontano da casa vostra.
E poi ci sono le bicicletta da passeggio, quelle da corsa, quelle elettriche, quelle a tre ruote, quelle da cross, quelle con i freni a disco, quelle da tandem, ci sono le ciclette, quelle con gli ammortizzatori, ecc.
Iù ‘a bichicetta l’haia avutu sempri. Prima aveva ‘na tri roti di lanna, ‘n triciclu, era russa e mi piaceva assai, però faceva capiri ca iù era ‘n picciriddu, macari ca mi sinteva ranni.
Poi me patri mi n’accattau una a du’ roti, era ‘na quattoddici, russa macari chissa e cu idda mi ‘nsignau a caminarici cu’ du’ roti.
A triric’anni, sempri me patri, mi n’accatau una nummuru 28, iù ava crisciuto e m’addivitteva picchi aveva macari ‘u cambiu.
In realtà tra la numero quattordici e la numero ventotto ci fu una Graziella che si piegava in due e per questo era comoda da trasportare.
Iù non visti l’ura di passariccilla a me soru, picchì non mi piaceva, era di femmina e iù ni vuleva una ppi masculi.
Mio padre era stato un buon ciclista e di biciclette ne capiva parecchio. Infatti nella ventotto che finalmente mi regalò, una Olmo rossa, pure lei, ci fece montare il cambio a due moltipliche e lo sterzo da corsa.
Con quella bicicletta feci chilometri e chilometri per andare a trovare una mia amicherà di quegli anni, che d’estate villeggiava ad Aci Castello.
Siccome andavamo su e giù per le strade vicine alla nostra scuola, la “terribile e rigorosa” Dante Alighieri, un giorno fummo costretti ad andare a scuola accompagnati dai genitori.
“Non è bello che una ragazza ed un ragazzo vadano in bicicletta insieme!” Dissero il preside e alcuni dei pedissequi insegnanti.
Noi, ovviamente, ce ne infischiammo. Ci divertivamo da matti, anche perché avevamo scoperto un passo carrabile che collegava due edifici, tra la Piazza Michelangelo e la Via Sassari, grazie ad una lunga cunetta, bellissima da percorrere velocemente in bicicletta.
Si va beni! C’ha diri? Cuntila tutta, di bellu c’era ‘u fattu ca ‘a carusa si stringeva assai, ppi tinirisi e non cascari. E ca mi femmu, picchi giovani c’ama statu tutti. ‘A bicicletta era na scusa…
Le biciclette in uso negli anni ‘60 e ‘70 erano Bianchi, Legnano, Olmo, ma c’erano pure quelle prodotte artigianalmente: Garozzo, Pellegrino e altre, che spesso prendevano il nome dei campioni di ciclismo del tempo.
Non mancavano coloro i quali ripèaravano le biciclette, cosa che oggi è sempre più rara, e c’erano persino quelli che vendevano “biciclette rubate”. Unu era a’ Badiedda e non s’affruntava.
A ddi tempi pisti ciclabili non ci ‘nnerunu, ma non c’erunu mancu ‘i strati. Ora ci sunu i pisti ciclabili ma i strati sunu i stissi di ddi tempi: stotti, scassati e ‘ngrasciati. Fossi i lassuno accussi picchi dici ca sunu “archeologia urbana”. A lavativi va! Itivi a fari fari i stunnelli.
