Per nobilitarla e non farla sentire un ghetto è stata coniata la definizione di Catania Sud, in realtà i quartieri di San Giorgio, Librino, Fossa Creta, Zia Lisa, Villaggio Santa Maria Goretti, Pigno, Gelso Bianco, Vaccarizzo, Villaggio Sant’Agata, ai quali si aggiungono i quartieri della zona Est e Sud Est: Monte Po, San Leone e Nesima, costituiscono degli agglomerati urbani che, insieme, superano la metà dell’intera popolazione residente nel capoluogo etneo.
Ma c’è di più: essi costituiscono il prodotto della peggiore politica politica amministrativa che si sia mai vista in città.
La loro struttura urbanistica oscilla tra l’abusivismo più incontrollato e la più avanzata architettura moderna, passando per edifici realizzati in forma palesemente speculativa, quando il cemento ed i suoi “signori” guidavano le scelte che venivano compiute a Palazzo degli Elefanti.
A mità de’ catanisi stanu a Catania Sud e a Catania Est e Sud Est, eppuri lustru non si nni virunu. Ppi sti quatteri ‘a reula è: casi scassati, strati spasciati e munnizza strati strati. Si non ci cririti viniti a cuntrullari, ma stati attenti e’ cani, e’ muschi e macari e’ suggi, ca sunu tantu rossi c’ana fattu scappari macari ‘i iatti.
Eppure la progettazione del quartiere di Librino, risalente al Piano Regolatore redatto da Luigi Piccinato, negli anni tra il 1964 ed il 1969, si presentava piuttosto moderna, con la presenza di strade larghe ed alberate, di spazi comuni, di impianti sportivi, centri sociali e luoghi di culto.
Nel 1970, il Comune di Catania affidò al gruppo Kenzo Tange di Tokyo la redazione di un piano particolareggiato della zona ed all’Italstat la redazione degli importanti studi preliminari.
Il progetto di Kenzo Tange fu consegnato nel 1972 2 reso esecutivo nel 1976, con la previsione di alcune lingue di verde dedicavate agli stabili abitativi. Insomma Librino doveva rappresentare una città nuova e moderna.
Purtroppo, in quella fase, come spesso accade a Catania, si tenne in molto conto la proprietà dei terreni ed in poco conto gli aspetti di natura sociologica, ecologica ed economica. Ad esempio non si tenne conto del fatto che, proprio sopra gli edifici che sarebbero stati realizzati, ci passano le diverse rotte degli aerei che decollano dal vicinissimo aeroporto.
A nenti si scurdanu! A virità è ca ‘nte terreni di Librinu non si puteva fari nenti picchi sunu di crita e zoccu si fa costa supecchiu.
Fu ppi chissu ca ci ficiunu casi popolari e cooperativi ppi chiddi ca p’accattarisi ‘a casa s’appuna fari ‘u mutuu e ancora stanu pavannu.
Pavunu ma stanu ammenzu ‘a munnizza, cetti voti arrestunu senza acqua e senza ascensori, macari ca sunu anziani e non si ponu moviri.
In effetti, il progetto originario fu ampiamente disatteso in diversi punti e finì per essere parzialmente modificato, anche in seguito delle successive modifiche normative.
Fu necessaria anche una variante progettuale sull’altezza di alcune torri previste nel piano, in seguito al contenzioso con lo Stato maggiore dell’Aeronautica che contestava all’amministrazione comunale il superamento dell’altezza massima prevista dalla Legge.
Decenni di abbandono e degrado dei pur moderni edifici e delle strutture urbanistiche del quartiere, hanno favorito lo sviluppo della criminalità comune e organizzata e dei reati ad essa collegati.
Fortunatamente, nell’ultimo periodo è stata posta una maggiore attenzione alle problematiche del quartiere e dell’intera Zona Sud di Catania, circostanza che ha portato un miglioramento dei servizi, della viabilità e dei collegamenti con il centro cittadino, ma purtroppo non ancora ad un miglioramento generale della qualità della vita degli abitanti.
E accussì finiu a cura di suggi, comu i cosi di Catania. Abbasta ca venunu a ciccari voti…Appena s’assettunu si scoddunu tuttu cosi e nuautri campamu ammenzu ‘a munnizza e ‘u fetu di fogna.
