Vo vi chiederete cosa c’entrano i dolci con il sesso e soprattutto cosa c’entrano entrambi con Catania.
A parte il fatto che ci sono autori famosi, come Vitaliano Brancati ed Ercole Patti, che sul rapporto tra il sesso e i catanesi hanno fatto le loro fortune letterarie, come si fa a non notare certe affinità.
Come si fa a non ricordare che, in alcuni casi, oltre al sesso i dolci si mischiano anche con la fede. Quali sono?
Ecco, cominciamo con le cassatelle: ‘i minnuzzi di Sant’Aituzza, ca prima si facevunu sulu p’a festa da’ Santuzza ma ora si fanu sempri.
Ma non sono i soli dolci che hanno a che fare con la religione, dato che ce ne sono anche altri.
I primi sunu ‘i viscotta da’ monica, poi ci sunu l’olivetti di pasta di mandorla, che ricordano sempre Sant’Agata e l’albero di ulivo che Lei guardava dalla finestrella della prigione nella quale era stata rinchiusa da Quinziano, dopo averla martirizzata con l’amputazione del seno: ‘i minnuzzi, appunto, che ricordano quel terribile episodio della storia catanese.
Ma non possiamo neanche dimenticare ‘i panzerotti, ‘i briosci c’o tuppu, nella versione bar, lucida e con un po’ di zafferano mischiato nella pasta, e da panificio, con una spolverata di zucchero nella parte superiore.
Entrambe queste brioche si rifanno sempre alle mammelle, e anche o’ tuppu mentre ‘u maritozzu non c’entra nenti c’o maritu, picchi semmai c’entra c’a muggheri.
Non dirò a quale parte del corpo femminile si riferisce il maritozzo, mi limiterò a descriverlo: ha una forma allungata, lo si mangia mettendola in verticale, così come è verticale una sorta di fessura che ha al centro.
Insomma, ‘u capisturu di chi staiu parrannu? Picchi s’u capisturu siti catanisi veri, si n’o capisturu sugnu preoccupatu ppi vuautri, anzi v’ata preoccupari vuautri.
Ad ogni modu, megghiu c’a tagghiu cca’ picchi ‘a discussioni si sta facennu piriculusa e iù non vogghiu sbagghiari a parrari.
Nella città di Catania, però, non possono mancare i riferimenti ai dolciumi palesemente ispiratisi alla tipica fallocrazia etnea.
Sto parlando del cannolo, che non è un dolce solo catanese, dato che è di tutta la Sicilia, e o’ sfinciuni di risu, di forma tubolare, molto differente dalla sfincia palermitana, che non a caso è declinata al femminile.
A questo punto ci possiamo pure fermare perché nella nostra splendida regione e nella nostra meravigliosa Catania, votila comu voi, tantu ‘i masculi, ‘i fimmini, ‘u sessu e l’amuri c’entrunu sempri.
In tal senso non dimentichiamo che il gallismo è nato proprio dalle nostre parte, anche se ha fatto arricchire i produttori cinematografici di tutto il mondo.
Bonu va’ ‘ncuminciai n’autra vota a parrari assai. Megghiu ca mi staiu mutu se no fazzu dannu.
