di Vito Pirrone
In questi giorni stiamo assistendo ad una distorsione del diritto di cronaca e del sistema delle indagini giudiziarie.Un processo mediatico che, verosimilmente e stranamente, vede la diffusione di notizie di indagine. Sembrerebbe quasi che si voglia cercare il consenso dell’opinione pubblica. Ma non posso e non voglio credere.Il diritto di cronaca è un diritto acclarato nella nostra Costituzione. Di contro, nella fase delle indagini, gli atti investigativi sono coperti dal segreto istruttorio, sia a tutela dell’indagine medesima che del rispetto della privacy dei soggetti coinvolti.L’indagato apprende atti di indagini fuori dalle sedi e dalle regole processuali, con un “perverso” processo mediatico che porta l’indagato a difendersi, prima che nella sede istituzionale dinnanzi l’Autorità Giudiziaria, dinnanzi all’opinione pubblica.Assistiamo alla violazione della segretezza investigativa ed alla riservatezza delle indagini a tutela sia degli indagati che delle persone offese .L’indagato da subito viene additato come presunto (vero) colpevole .Il processo mediatico ha regole totalmente antitetiche al processo giudiziario che si celebra nelle aule dei Tribunali; prendiamo atto, infatti, che , in tale contesto , non esiste più il principio di “presunto innocente”, ma prevale il principio del “presunto colpevole”.Nella opinione pubblica si cristallizza la convinzione di colpevolezza e qualsiasi decisione dell’Autorità giudiziaria, emessa nelle sedi elettive, se non concorde alla convinzione dell’opinione pubblica, viene considerata erronea.In questo contesto non si considera che l’opinione pubblica non possiede le conoscenze giuridiche e gli strumenti per valutare oltre le apparenze.Con i processi mediatici si è condannati prima che venga svolto un regolare processo e che vengano valutate adeguatamente le prove acquisite. Si assiste ad una giustizia spettacolo.Non si può dimenticare la presenza dei familiari della vittima, persone offese nel processo, rappresentati da Albert Camus ne “ L’uomo in rivolta”, con una ferita sempre aperta , un dolore vivo, ed ogni diffusione di notizie è come un coltello che penetra nella già gravissima ferita.L’Autorità giudiziaria non ha bisogno del consenso dell’opinione pubblica per definire indagini giudiziarie complesse e talvolta, incomprensibili ai non addetti ai lavori, ma la riservatezza dovrebbe essere il percorso che dia serenità ed autonomia al Giudice .
