Trecento testuggini d’acqua dolce e 77 pappagalli. 377 animali vivi stipati all’interno di un’autovettura, priva di spazi adeguati e di sistemi di termoregolazione idonei, mentre erano destinati all’imbarco per Malta.
È il quadro emerso al porto di Pozzallo grazie all’intervento congiunto della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con gli accertamenti veterinari dell’ASP di Ragusa. Tra i pappagalli sequestrati, 76 appartengono a specie tutelate dalla Convenzione di Washington (CITES), tra cui Ara macao, Ara chloropterus, Ara ararauna, Cacatua roseicapilla e Cacatua alba.
Secondo quanto riferito dagli investigatori, il valore commerciale degli esemplari avrebbe potuto raggiungere circa 100 mila euro. Il cittadino maltese è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Ragusa per le ipotesi di reato contestate, tra cui la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e le violazioni previste dalla legge 150/1992 in materia CITES.
Il Partito Animalista Italiano ha deciso di andare oltre la denuncia pubblica.
Il PAI comunica di aver presentato una propria denuncia alla Procura della Repubblica competente, chiedendo che vengano accertate tutte le eventuali responsabilità e che siano approfonditi la provenienza degli animali, il percorso seguito, la loro destinazione e l’eventuale esistenza di un più ampio circuito commerciale.
Il Partito Animalista Italiano annuncia inoltre che si costituirà parte civile nell’eventuale procedimento penale, qualora ne ricorrano i presupposti.
Patrick Battipaglia: “377 animali non sono un carico commerciale”
“Siamo di fronte a un episodio che non può essere liquidato come una semplice violazione amministrativa o come una questione di documenti mancanti. Stiamo parlando di 377 esseri viventi che, secondo quanto accertato dagli organi intervenuti, venivano trasportati in condizioni non adeguate. E quando scopriamo che 76 pappagalli appartengono a specie tutelate dalla Convenzione di Washington, la questione diventa ancora più grave. – Lo dichiara Patrick Battipaglia, Coordinatore regionale per la Sicilia del Partito Animalista Italiano – La domanda è una sola: da dove arrivavano questi animali e dove sarebbero finiti? Chi li avrebbe acquistati? Qual era la destinazione finale? E soprattutto: siamo davanti a un singolo episodio oppure esiste un circuito più ampio di commercio di animali esotici che utilizza la Sicilia come territorio di transito?”
“Il PAI vuole che su questo venga fatta piena luce. Per questo abbiamo presentato una denuncia in Procura. Non ci limiteremo a commentare quello che è accaduto: vogliamo che vengano effettuati tutti gli accertamenti necessari e, qualora si arrivasse a un processo e ne sussistano i presupposti, il Partito Animalista Italiano sarà presente in aula e si costituirà parte civile.”
Battipaglia punta quindi il dito contro quello che definisce “un mercato che continua a trasformare gli animali in merce”. “Un pappagallo appartenente a una specie protetta non è un oggetto da comprare e rivendere. Una testuggine non è un prodotto da stipare in un’automobile. Sono esseri viventi. E il fatto che qualcuno possa attribuire loro un valore economico non significa che la loro vita possa essere subordinata al profitto.”
“La Convenzione CITES esiste proprio perché il commercio incontrollato può rappresentare una minaccia per la sopravvivenza delle specie. Quando vengono intercettati animali protetti privi della documentazione necessaria, è doveroso chiedersi quale sia l’origine di quel mercato e chi ne tragga profitto.” “Ora gli animali devono essere la priorità”
Il PAI esprime apprezzamento per l’intervento della Guardia di Finanza, dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dei veterinari dell’ASP di Ragusa, nonché per il mantenimento del sequestro disposto dall’autorità giudiziaria. Gli animali sono stati affidati a una struttura che ne garantisce l’accudimento in attesa di una sistemazione adeguata.
“Adesso la priorità assoluta deve essere il benessere di questi 377 animali. Devono essere garantite cure, alimentazione, spazi adeguati e tutte le condizioni necessarie alla loro sopravvivenza. Non possiamo permettere che, dopo essere stati sottratti a una situazione potenzialmente pericolosa, diventino vittime di una seconda emergenza legata alla mancanza di strutture specializzate. – conclude Patrick Battipaglia – Questo sequestro dimostra ancora una volta quanto sia necessario rafforzare i controlli sul traffico di animali e creare una rete di strutture realmente adeguate ad accogliere gli esemplari sequestrati. La Sicilia non può essere una terra di passaggio per chi considera gli animali merce da spostare e vendere. Noi saremo dalla parte degli animali, dentro e fuori dalle aule di tribunale. Perché davanti al profitto deve esserci sempre la vita.”
