Nel linguaggio siciliano, tra i modi di dire più comuni ci sono quelli che riguardano il pane. Ognuno di essi ha uno specifico significato che, talvolta ma non sempre, non ha nulla a che vedere con il pane, con il suo gusto, con la sua bontà, sulla sua digeribilità, dato che ognuno delle espressioni alle quali si fa riferimento ha un significato traslato, che bisogna assolutamente conoscere, anche per evitare di commettere degli errori grossolani, come potrebbe accadere al solito carabiniere, di Belluno o di Pordenone, alle prese con la trascrizione di una intercettazione. Proviamo adesso a fare qualche esempio.

- Mangiari “pani e sputazza”, vuol dire essere povero in canna, tanto da non avere la possibilità di comprare un po’ di companatico ed essere costretto a condire il pane solo con la propria saliva.
- Bagnàrisi ‘u pani, vuol dire approfittare della situazione, magari senza aver contribuito a determinarla.
- Pani schittu cala drittu è una asserzione che suona come una sorta di auto conforto per chi, non avendo la possibilità di comprare il companatico, prova a fare di necessità virtù, o almeno ad illudersi che il pane senza companatico sia più buono e digeribile.
- Pani pani e vinu vinu. In Italiano esiste un equivalente modo di dire con lo stesso significato, cioè quello di dire le cose con chiarezza, con sincerità, senza fronzoli.
- Pani duru e cuteddu ca nun tagghia” significa, invece, che si sono unite persone prive delle qualità intrinseche delle quali dovrebbero disporre.
Ma si dice pure di una situazione che presenta difficoltà a causa anche della cattiva volontà di chi dovrebbe compierla. Una frase che ha un significato simile è ogghiu fitusu e paredda spunnata.
6.‘Npani sanu è megghiu di menzu. La traduzione di questo detto è: un pane intero è meglio rispetto a mezzo pane, ma il suo significato traslato, molto lapalissiano, è che portare a termine un lavoro è meglio che lasciarlo a metà. A volte anche noi siciliani siamo un po’ scontati!
7.‘U Signuri duna pani a cu non avi denti rappresenta un’amara constatazione secondo la quale la fortuna premia chi non lo merita o non ne sa approfittare. - Mangiari pani scurdatu, invece, significa essere degli ingrati, ovvero dimenticarsi dei benefici che si sono ricevuti.
- Mangia pani a tradimentu è una sorta di definizione particolarmente offensiva, perché qualifica coloro i quali no meritano il pane che mangiano, ovvero ciò che hanno ricevuto senza meritarlo.
- Pani duru e ricotta caura rappresenta l’inverso di pani duri e cuteddu ca non tagghia, in quanto significa che si sono accoppiati due elementi che i combinano bene esattamente come accade per il pane raffermo inzuppato nella ricotta ancora fumante.
- ‘U pani travagghiatu è chiù duci rappresenta un modo di dire che premia le persone oneste, in quanto riconosce il fatto che quanti hanno lavorato duramente per guadagnare il pane che mangiano provano maggiore soddisfazione.
- Cu mangia fa muddichi rappresenta la consolazione di chi è particolarmente operoso e pertanto corre maggiori rischi. In italiano si potrebbe dire: chi fa sbaglia, chi non fa non sbaglia mani.
- L’omu non campa di sulu pani, dato che si vive anche di soddisfazioni. Volendo ampliare il significato di questo modo di dire si potrebbe sostenere che non tutto si fa per interesse o per soldi, ma anche per trarne soddisfazioni più alte.
- Senza farina non si po’ fari ‘u pani, rappresenta un modo di dire lapalissiano anch’esso, dato che lascia intendere come dal nulla non nasca nulla e che pertanto, per fare il pane sia necessario fare qualcosa prima: la farina, appunto.
- Pani e vinu rinforzanu lu schinu. Si tratta di un modo di dire che spiega come, per crescere e svilupparsi sia necessario mangiare e bere.
Di modi di dire che utilizzano il pane come termine di paragone ce ne sono alche altri perché noi siciliani siamo capaci di fare filosofia e di esprimere saggezza anche con questo semplice alimento, esattamente come accade ai cinesi con il riso. In fondo, anche noi siamo un po’ orientali e facemu pani cu tutti picchi semu bravi cristiani.