Il catanese è un attore nato e, da quando si alza dal letto al mattino fino a quando va a dormire alla sera, ha un solo obiettivo: farsi notare sul palcoscenico della vita.
Le occasioni non gli mancano di certo e se, per puro caso, gli dovessero mancare sarà lui ad inventarle.
Il catanese è un attore non solo quando fa l’attore, dilettante o professionista che sia, ma anche quando la vita lo porta ad essere pubblico, anzi, è proprio quando gli capita di essere pubblico che da il meglio di sé, perché oltre a recitare è pure autore dei testi che, di volta in volta, gli capita di recitare.
Ma proviamo a fare qualche esempio a cominciare proprio dalla mattina quando, appena sveglio, il catanese, per darsi coraggio non può che pronunziare una frase che è molto più di un semplice proverbio: ‘a matinata fa ‘a iurnata, dice, prima a se stesso e poi ai suoi familiari.
La frase è pronunziata con enfasi, assumendo l’espressione a metà strada tra un auspicio ed una certezza. Il catanese, da questo punto di vista, difficilmente ha dubbi, o forse non vuole che qualcuno ne abbia su di lui.
Se il catanese è credente, subito dopo prega: Susiti piccaturi, la matina, fatti la cruci e ti scurri la cruna; prega l’Onnipotenza Divina e vidi quantu grazii ca ti duna.
Anche in questo caso la preghiera è declamata, accussi c’arriva di sicuru! Esclama con devota certezza.
Una volta uscito di casa il catanese fa una tappa al bar ed è lì che si esibisce in pubblico per la prima volta nella giornata. Di solito lo fa proprio parlando di caffè.
Prima di varcare la soglia del pubblico esercizio che ha scelto lui tira un lungo sospiro e poi, rivolgendosi al barista con il quale, di solito, è in confidenza, e gli dice: priparimi ‘n bellu cafè, né longu, né strittu, cu’ tannicchia di scumazza, ‘nta tazza caura e ‘n cucchiarinu di zuccuru di canna.
A quel punto il barista, anche lui con la vocazione attoriale replica più o meno così: ca cettu, ora lassamu perdiri all’autri clienti e facemu stu cafè capiri ‘n enciclopedia.
L’avventore però non si arrende e replica: vogghiu viriri s’ha sturiatu e poi chi fa’ c’hai primura?
Come è possibile notare, questo semplicissimo dialogo, potrebbe essere inserito tranquillamente in qualsiasi commedia di Martroglio e il pubblico non potrebbe che sorridere, a conferma che il catanese è nato attore.
Ma di esempi se ne potrebbero fare molti altri, alcuni, come il seguente, tratti da episodi realmente accaduti.
In un ufficio postale della periferia di Catania entra un rapinatore e, come accade di solito, intima a tutti di restare fermi e di chiamare il direttore perché gli consegni i soldi che ha in cassa.
Nessuno dei presenti, però, obbedisce all’ordine, tant’è che il rapinatore si innervosisce e, puntando la pistola verso uno degli avventori, un anziano signore che attendeva di poter incassare la pensione, gli intima di andare a chiamare immediatamente il direttore.
L’avventore, però, non si mostrò affatto intimorito e per di più rappresentava uno dei personaggi che meglio esprimevano la liscia etnea, infatti, senza scomporsi più di tanto, rivolgendosi al rapinatore, che forse intimorito lo era, fa qualcosa di veramente catanese, infatti gli chiede polemicamente: m‘a scusari, beddu, ma a rapina ‘a sta facennu tu o ‘a staiu facennu iù?
Il rapinatore, a quel punto, non si sa bene se per la vergogna provata o perché si era reso conto che “l’impresa” non gli sarebbe riuscita, girò le spalle e si allontanò rapidamente dall’ufficio postale, rinunziando alla rapina. La liscia e le capacità attoriali dei catanesi sono un toccasana persino in situazioni difficili come quella appena descritta!