‘A taliata non rappresenta soltanto l’atto del guardare declinata in siciliano, è molto di più, perché “gli occhi sono lo specchio dell’ anima” e attraverso gli occhi passano tantissime informazioni, che possono risultare estremamente importanti.
Il catanese, infatti, non si limita a guardare ma talia, cioè vede, guarda, osserva e pure scruta nello stesso momento.
È attraverso ‘a taliata che il catanese cattura quanto ritiene che gli possa tornare utile, lo elabora e lo incamera nella sua memoria, collocandolo nella casella riservata a ciascun tipo di informazione.
Di seguito indicherò una serie di taliate, quelle più comuni, nelle quali ciascuno si può imbattere nel corso della giornata.
C’è ‘a mala taliata, che è quella che riceve chi ha compiuto una qualsiasi cosa che non doveva compiere e, con lo sguardo che gli viene rivolto, riceve un rimprovero o una minaccia.
C’è ‘a taliata do’ cuppianti, vale a dire l’osservazione prolungata di chi, nascosto dietro i cespugli, guarda le coppiette intente a scambiarsi effusioni.
C’è ‘a taliata di sgalecciu, vale a dire quella che, di solito, si rivolge ad una bella ragazza che ti è passata vicina, poco prima di ricevere una gomitata al fianco da parte della donna, moglie o fidanzata, che ti sta accanto.
“Quannu siti o’ latu di n’autra fimmina non ata taliari a nuddu. Non è giustu, ci voli rispetto e si capita ca vi pigghiati ‘n tumpuluni v’ata stari muti!
‘A taliata richiede stile e professionalità, se non ne disponete a sufficienza è meglio che non guardiate nessuno, oppure fareste bene a procurarvi un paio di occhiali scuri, o meglio a specchio, in modo tale da evitare che si possa capire da che parte guardate.
Accura, però, picchì ci sunu cetti fimmini ca ni sanu una ch’assai do’ riavulu e si n’addununu ‘u stiussu!
Talia talia che non si po’ taliari a nuddu, ddocu ci voli u’ beddu mastr’Austinu del compianto Gilberto Idonea, ‘i cosi belli s’ana taliari! Diceva in un noto spot pubblicitario degli anni ‘80 del secolo scorso.
Ed è verissimo, le cose belle si devono guardare perché la bellezza, il bello in genere, deve essere alla portata di tutti, fossero pure soltanto due belle gambe elegantemente messe in mostra da qualche ragazza.
L’importanti è rispittari a tutti. “A taliata non fa mali a nuddu e cu si fa taliari ‘u sapi ca veni taliata, è inutili c’appoi si scrupulia.
Lo ripeto, ‘a taliata è un’arte che va coltivata e manifestata con eleganza altrimenti è mummiata che è volgare e lasciva.
Ad ogni modo, se vi capita di taliari fatelo pure, ma sempre con stile, con eleganza e con rispetto, per l’oggetto dei vostri sguardi, soprattuttu di sti tempi ca ci sunu telecamiri unni è ghié e faciti mala cumpassa. Omu avvisatu è menzu savvatu!
