Sono cresciuto inseguendo la littorina. Da bambino abitavo in via Cagliari, a poche decine di metri dai binari della Circumetnea, che passavano dal Corso delle Province, e che rappresentavano la croce e la delizia della mia infanzia.
Anzi, per essere più precisi, la littorina era la croce dei miei genitori, che ovviamente temevano che io ci finissi sotto, e la delizia mia, che la usavo come strumento di gioco.
Tannu non c’era nenti e n’auma accuddari cu chiddu ca c’era. L’unici iochi erunu a’ villa, l’autri nill’auma ‘nvintari.
Bastava, ad esempio, mettere dei chiodi sul binario, attendere che passasse la motrice ed ecco che i chiodi, a causa del peso del mezzo, si trasformavano in piccoli coltellini.
Bastava mettere sui binari dei tappi a corona, cioè quelli della birra o di qualunque bibita, attendere che passasse il trenino ed ecco che, a causa del suo peso, si trasformavano in piccoli dischi utili per inventare tanti giochi di ogni genere.
E poi c’era la gara a salire in corsa sulla littorina che, per motivi di cautela e di sicurezza, rallentava nel tratto urbano, fino a quasi fermarsi, permettendo a noi “ragazzacci” di montare su e fare qualche centinaia di metri a bordo, avendo l’ accortezza di scendere un po’ prima di arrivare alla stazione del Borgo, per evitare i rimproveri del capostazione.
A ddi tempi erumu tusticeddi, però ‘u sapevumu c’avamu stari attenti, picchi sti jochi erunu piriculusi ppi d’averu.
Noi puntavamo sulla nostra agilità e sul buonsenso dei macchinisti, che erano davvero cauti e soprattutto molto pazienti.
I binari che attraversavano le vie cittadine, però, non potevano durare. Il pericolo era reale e gli intralci al traffico pure.
Così, tra la fine degli anni ‘90 e i primi del presente millennio, i binari della Circumetnea furono interrati e la littorina fu sostituita dalla metropolitana.
‘U sapiti picchì si chiama metropolitana? Picchi ppi falla ievunu avanti ‘n metru a’ vota e picchì ogni simana facevunu ‘n inaugurazioni. Chissi sunu ‘i cosi di Catania.
M’arricordu ca c’era ‘n sinnucu ca ‘i campi di tennis da’ Plaja l’inaugurò tri o quattro voti, accussi ogni vota ci facevunu ‘a fotografia e a minteunu ‘nto giunnali.
Oggi in piazza Abramo Lincoln i binari ci sono ancora ma non sono attivi, restano solo come ricordo di quello che c’era un tempo.
‘U viriti comu sunu stotti ‘i cosi? L’acchi da’ manina, ca sunu storici e sunu macari belli ‘i volunu abbiari ‘n terra, mentri ‘n tintu spizzuni di binari ‘i lassunu unni sunu.
In effetti il capoluogo etneo è strano, infatti, oltre allo spezzone di binario, nella piazza sono stati realizzati dei conetti in cemento che coprono le radici degli alberi che addobbano quello spazio.
La soluzione non è proprio delle migliori, forse si sarebbe potuto fare di meglio ma, scanzatini Signuri, non ni parramu chiù, picchì è megghiu. Avemu l’unica piazza italiana malata di vaiolu o di varicella e n’a putemu vantari . E ddocu mi femmu.