Sì, sì, chissù non è aumuri, chissu è broru di ciciri. L’amuri veru, chiddu ca fa battiri ‘u cori, non è mai broru di ciciri, è sustanza, e chi sustanza!
Chi è nato o vive in Sicilia, o chi ha parenti siciliani, conosce bene questo modo di dire tanto saggio quanto, spesso trascurato, almeno nel suo significato traslato.
Volendo, però, approfondire il senso di questa frase, provando ad andare oltre quello che è il semplice significato letterale, è possibile scoprire che la contrapposizione è tra l’amore vero ed un banale e comunissimo brodo di ceci, che si digerisce con una certa facilità, poiché leggero come l’acqua.
Il brodo di ceci non è esattamente qualcosa di prezioso. L’amore, invece, lo è, soprattutto quando è profondo, quando è sincero, quando, come si dice oggi, ti fa sentire le farfalle nello stomaco, insomma, quando non è semplice broru di ciciri.
Da una parte, dunque, c’è l’amore, sentimento elevatissimo e in grado di innalzare l’uomo verso le vette più alte ma anche più profonde.
Dall’altra ci sono i ceci, anzi, il loro brodo, qualcosa di indubbiamente più materiale e, soprattutto, meno profondo da un punto di vista concettuale, meno di sostanza.
La similitudine, infatti, non è nemmeno con i ceci, che già sarebbe meglio, ma con il loro brodo.
Ancora una volta, la saggezza popolare è riuscita a concepire una definizione, ma anche una sorta di similitudine negativa che fotografa la condizione di chi non capisce, o magari non vuole capire, che l’amore è una cosa seria, non un sentimento di poca sostanza, come potrebbe essere ‘u broru di ciciri.
Sì, va beni, ora accuminciamu a fari filosofia e non c’a finemu chiù. Chiddu ca s’a diri è ca l’amuri è aumuri, è passioni, è rispettu, è cori, non è sulu lettu, carizzi e chiacchiri pessi. L’amuri è ‘na cosa ranni!
Non tutti riescono a capire l’amore, anche se tutti ne parlano, tutti ne scrivono. Ci sono interi rimandi che parlano d’amore, per non parlare delle decine di migliaia di poesie, delle centinaia di film e di canzoni.
L’amore viene chiamato in ballo sempre perché è il sentimento più nobile ed alto che esista. Persino la religione parla dell’amore di Dio verso gli uomini e dell’invito che ad essi Egli rivolge: amatevi! Che è molto di più del semplice voletevi bene.
Ca cettu, macari o’ cani si voli beni! E poi, l’hata sintutu diri mai: futtiti e futtitivinni? Oggi, però, è accussi e c’ama più sari sempri!
È vero, ci dovremmo pensare sempre e dovremmo sempre pensare al significato profondo del concetto d’amore, senza fraintenderne il significato.
L’amore nasce sì spontaneamente, ma va nutrito e coltivato senza mai dimenticarlo, mano a mano che passa il tempo. Se cercassimo la sua definizione esatta sul vocabolario, troveremmo questo: “sentimento di viva affezione verso una persona, che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia”.
Tuttavia, vi pare esaustiva come definizione? Non vi pare che manchi qualcosa come ad esempio la generosità, la cecità amorosa, la passionale attrazione, e tanto altro?
A virità è ca spiegari zoccu è l’amuri non è facili. C’hana pinsatu tanti, tanti e tanti ma nuddu ha truvatu ‘na definizioni completa e ‘u sapiti picchi? V’u dicu iù: picchì l’amuri non si po’ spiegarti picchì ognunu ‘u viri a modu so’ e ‘u spiega a modu so’.
In realtà né i grandi filosofi, né i grandi scienziati, né i grandi letterati e neanche le persone comuni sono mai riusciti a spiegare in maniera completa il concetto di amore, che è molto simile ai concetti di infinito e di universo, di cui molti parlano ma di cui nessuno è stato ancora capace di misurare, magari illustrandone le leggi naturali che li regolano.
Il siciliano, invece, una spiegazione la offre usando il metodo della identità per esclusione o per contrapposizione, infatti, con la saggezza che lo contraddistingue, dice che l’amuri è aumuri non è broru di ciciri e chissu n’abbasta!
