Di Vito Pirrone

Una tra le opere più affascinanti pervenuteci da Platone è la Repubblica, i principi della città ideale. Un grande “laboratorio utopico”. Il potere spetta ad un gruppo di “guardiani” della costituzione, prevedendo che anche le donne possono essere “guardiane”.Una modello che induce a ricordare Platone come il primo artefice di uno Stato ideale, e come “femminista” ante litteram, per aver riconosciuto “pari opportunità” alle donne.
Il mutamento storico-culturale conduce verso la creazione di un nuovo sistema, che a sua volta propone un insieme di disuguaglianze e fenomeni complessi da gestire e codificare. I processi discriminatori devono essere gestiti in modo ottimale per poter ottenere l’eliminazione degli stereotipi e la creazione dell’identità umana.
L’Italia sembra ancora collocata in una condizione di passività rispetto al tema delle pari opportunità, in quanto non esiste un riscontro positivo tra la normativa europea in questa materia e quella nazionale.
Il termine Pari opportunità indica garanzia globale dello stato di parità.


L’articolo 3 della Costituzione Italiana enuncia il principio di uguaglianza, sia sotto l’aspetto formale, che sostanziale. In particolare, viene messa in luce la necessità di azioni positive, al fine del pieno raggiungimento della parità che sia paragonabile al lancio di una pietra in una grande distesa d’acqua, che provoca dapprima grandi cerchi e poi nell’attesa si moltiplicano, se poi un sassolino scendendo nel profondo crea lo spostamento di una grande massa, fosse anche una piccola azione o una parola scendendo nel profondo può dar vita al sorgere di movimenti significativi.
L’articolo 23 della Carta di Nizza, prevede che il modello democratico fondato sulla libertà dell’individuo e la pari opportunità uomo e donna si può conquistare anche, attraverso meccanismi orientati alla realizzazione di buone pratiche “che prevedono vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato”. La missione dei servizi sociali riguarda l’edificazione di una concreta cultura dell’eguaglianza.


Platone, già sosteneva a riguardo dell’educazione dei “guardiani”, la necessità delle pari opportunità fra i sessi tanto a livello d’istruzione come di lavoro. “Se dunque impiegheremo le donne per gli identici scopi per i quali impieghiamo gli uomini, identica dev’essere l’istruzione che diamo loro”. .” … non c’è alcuna ragione di concludere che, relativamente al nostro argomento, la donna differisca dall’uomo; … continueremo a credere che i nostri guardiani e le loro donne debbono attendere alle stesse occupazioni”. Le idee di Platone sulle pari opportunità sono di notevole attualità. Egli riteneva, per lo sviluppo intellettuale delle donne e degli uomini si dovesse applicare la medesima formazione. Precisando :” se, usiamo uomini e donne per le medesime funzioni, dovranno godere della medesima educazione”.

La politica prima percepita dalla donna come legata tendenzialmente al potere maschile, oggi l’asse si è sostanzialmente spostato e la donna partecipa come parte attiva e propositrice al pari dell’uomo.
Platone sottolineava che “non c’è occupazione che sia propria dell’uomo e della donna necessariamente, se una donna ha l’attitudine a governare lo può fare meglio dell’uomo”.
Essere uomo o donna non è più legato a ruoli predefiniti, e le identità diventano “fragili” quando il mutare veloce dei ruoli non è accompagnato dalla consapevolezza di ciò.