Il ministro Cartabia alla Commissione Giustizia
Di Carlotta Salerno

Il ministro Marta Cartabia, ieri, nel suo primo intervento in un consesso parlamentare per l’esposizione delle linee programmatiche davanti alla commissione Giustizia di Montecitorio, ha lanciato messaggi chiari sulle linee programmatiche che intenderà adottare per il miglioramento del sistema giustizia.
Per la Cartabia : “Il primo compito è verificare il lascito del precedente governo ed esaminare e valutare quanto dell’esistente meriti di essere salvato e, all’occorrenza, modificato e implementato alla luce del carattere così ampio di questa maggioranza di governo, senza peraltro trascurare le proposte dell’opposizione”. Sarà questo, per il guardasigilli, lo spirito con cui, alla fine di aprile, presenterà gli emendamenti alle leggi di Bonafede, processo civile e penale, Csm e ordinamento giudiziario. L’obiettivo delle sue riforme sarà quello di “riportare il processo italiano a un modello di efficienza e competitività, così da consentire anche una rinnovata fiducia dei cittadini nell’amministrazione della giustizia e altresì una ripresa degli investimenti”. Perché non solo “la Costituzione richiede che il processo sia giusto e breve”, ma è anche il Recovery plan, e i 2,7 miliardi di euro concessi all’Italia, a pretenderlo. Per questo, come primo passo, è indispensabile riorganizzare la macchina della giustizia partendo, dalla prescrizione e dalla distinzione fra estinzione «del reato» e «prescrizione processuale».
Ha evidenziato, inoltre, la sua visione umanistica della giustizia: «L’idea di efficienza non rappresenta soltanto un obiettivo pragmatico, riflesso della stretta compenetrazione tra giustizia ed economia, ma si coniuga altresì con la componente valoriale del processo, con gli ideali tesi alla realizzazione di una tutela giurisdizionale effettiva per tutti».
Nel suo intervento riconosce la «centralità del Parlamento» , chiedendo un «impegno da parte delle Camere, che debbono essere luogo di confronto autentico schietto» e «tempestivo».
Ed ancora precisa che « sia opportuna una seria riflessione sul sistema sanzionatorio» che «ci orienti verso il superamento dell’idea del carcere come unica effettiva risposta al reato ».
«La certezza della pena», scandisce il ministro, «non è la certezza del carcere», ribadendo che la detenzione carceraria «per gli effetti desocializzanti che comporta, deve essere invocata quale extrema ratio. Occorre valorizzare piuttosto le alternative al carcere, già quali pene principali».
La Cartabia inoltre, sottolinea la sua contrarietà al processo mediatico ribadendo: «A proposito della presunzione di innocenza, permettetemi di sottolineare la necessità che l’avvio delle indagini sia sempre condotto con il dovuto riserbo, lontano dagli strumenti mediatici per un’effettiva tutela della presunzione di non colpevolezza, uno dei cardini del nostro sistema costituzionale».
A conclusione del suo intervento, citando i padri dell’Europa, De Gasperi, Adenauer e Schuman, precisa : «ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci divide», sottolineando che «non cerchiamo la perfezione, ma le migliori risposte possibili nelle condizioni date».