La festività del Natale, che ricorda e celebra la nascita di Nostro Signore Gesù Cristo, oggi più che mai, suscita sentimenti, ancorché profondi, assai contrapposti.
C’è chi lo attende e lo festeggia valorizzando gli aspetti religiosi, c’è chi lo attende e lo festeggia per gli aspetti ludici, c’è chi lo attende e lo festeggia per riunire la famiglia e distribuire i regali “portati da Babbo Natale”, c’è chi ricorda chi non c’è più e chi, dopo mesi di assenza da casa, si riunisce con chi sta lontano.
Poi ci sono i cretini, come quelli che festeggiano sparando, disturbando gli animali e rischiando di ferire o di uccidere qualche innocente e persino se stesso, oppure come quelli che contestano i simboli delle religioni altrui, proclamando la libertà degli altri, ma non la propria, giusto per sentirsi “più realisti del re”, per sentirsi “politicamente corretti” o solo “ipocritamente snob”, come tanti pecoroni, certo, pecoroni, felici di stare nel gregge, purché, però, sia un gregge alla moda!
Il Natale, in ogni caso, rappresenta un momento nel quale riflettere, nel quale soffermarsi sui valori fondamentali della vita, sui diritti umani e su quanto possa permettere a chiunque, qualunque sia il colore della sua pelle e le sue idee, di rivolgersi al Dio in cui crede, nella lingua con la quale si esprime, ecc. e di condividere con tutti gli altri quello spicchio di universo che è la nostra terra, per quel micro secondo che la viviamo.
Con questa premessa, con la gioia di stare con chi c’è e con il dolore della memoria di chi non c’è più, ma soprattutto con la consapevolezza che i concetti di pace e di resa sono molto diversi, come sono diversi quelli di anarchia e quelli di libertà e responsabilità, auguro a tutti di trascorrere un sereno Natale, anche in vista di un 2026 all’impronta del buonsenso e della reciproca comprensione.